Bobo Rondelli emoziona a Verbania | Come i Carnevali ad Allegro con Brio

 

rondelli3Venerdì 10 Luglio Verbania ha ospitato il cantautore livornese Bobo Rondelli.
Cercare di descrivere Bobo Rondelli è come voler intrappolare il vento fresco di una limpida giornata di primavera in un foglio di carta. Le emozioni che sa suscitare con la sua voce e con la liricità dei suoi testi che ama definire “artigianali” sono così profonde che sembra esserene turbato lui stesso. Dire che le sue canzoni hanno una forza evocativa è poca cosa, sono atmosfere leggere e poetiche, intervallate da intermezzi di teatro.
A volte malinconico a volte sfacciato, ha raccolto il testimone da Piero Ciampi, suo concittadino. Nel corso degli ultimi trent’anni diventato idolo dei circoli culturali underground e punto di riferimento per migliaia di fan a cui è riuscito a dar voce attraverso produzioni di dischi di qualità sopraffina.
Livornese di Ferraris come ama definirsi ha iniziato la sua carriera con il gruppo degli “Ottavo Padiglione” (dal nome del reparto dove sono ricoverati i malati di menti all’ospedale della sua città). La loro hit più famosa “Ho picchiato la testa” che vendette quasi cinquantamila copie. rondelli2
Negli anni della carriera solista ha collaborato con molti artisti importanti come Bollani che ha prodotto un suo disco regalando così al mondo la sua genialità attraverso canzoni d’autore con le quali riesce a far pensare su grandi temi etici e sociali. Nemico della sopraffazione e dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo è infatti sempre in prima fila per la raccolta fondi a fine umanitari.
La sua produzione ha subito negli ultimi anni un ulteriore salto di qualità attraverso nuove collaborazioni, tra tutte va sottolineata quella con Franco Loi, poeta che ama la libertà espressiva assoluta.
Nei concerti tuttavia Bobo non riesce a non soddisfare le richieste del suo pubblico più affezionato e ritorna quasi sempre sui classici che l’hanno resto immortale. Canzoni come “La marmellata” o “GigiBalla” la storia di un orso dello zoo a cui fa male il dente, non mancano mai provocando ogni volta scariche di adrenalina in tutti coloro che conoscono i suoi testi a memoria.
Istrionico e pronto a danzare su tappeti invisibili più che su quelli rossi ha fatto anche teatro dando vita con il grande e mai troppo compianto Andrea Cambi, di cui era intimo amico, ai famosi “Fratelli Durbans” che ancora vivono nei cuori di chi li ha potuti gustare dal vivo.
Nel 2011 ha pubblicato il libro “Compagni di Sangue” in cui racchiude una serie di suoi versi e pensieri.
Dopo la consacrazione mediatica grazie a partecipazioni prestigiose sul grande e piccolo schermo (dal sodalizio con Paolo Virzì – attore in “La prima cosa bella” e protagonista nel docufilm “L’uomo che aveva picchiato la testa” – alle ospitate su Rai Tre in programmi come “Sostiene Bollani” e “Gazebo”) e dopo aver studiato e prodotto uno spettacolo interamente dedicato a Piero Ciampi, celebrato recentemente anche da SKY ARTE con un bellissimo docufilm, l’instancabile artista labronico Bobo Rondelli torna con il nuovo album “Come i Carnevali”.
Il disco, scritto in collaborazione con Francesco Bianconi dei Baustelle e gli inseparabili amici/musicisti  Fabio Marchiori e Simone Padovani, vede Bobo tornare alle atmosfere sognanti di “Per Amor del Cielo”; album che lo aveva consacrato come grande autore contemporaneo.

rondelliSceglie non a caso Filippo Gatti come produttore, lo stesso del celebrato disco del 2009.
La varietà timbrica dell’album traccia il profilo netto di un uomo che descrive la vita quotidiana con amara lucidità e felliniane fughe verso il sogno.
Forte il legame con il cinema e la letteratura, ai quali Bobo si ispira in quasi ogni canzone: “Le notti bianche” di Visconti in Cielo e terra, l’omaggio al dimenticato poeta Emanuel Carnevali, Ugo Tognazzi, “L’educazione sentimentale” de “I mostri” in Autorizza papà, Cosini di Svevo in Ugo’s dilemma. In “Come i Carnevali” Bobo celebra la poesia e la vita, che somiglia sempre più ad un Carnevale, tra liti con la ex, scorrazzate in motorino senza casco con i figli e serate in osteria.
C’è il sentito ricordo della madre in “Nara F.” e del padre in “Qualche volta sogno”, l’amore strampalato ma fortissimo per i figli in “Autorizza papà”.
L’omaggio al pedagogo e scrittore polacco Henryk Goldszmit e al suo ruolo chiave con i bambini vittime dello Shoah.
“Come i carnevali” è un disco di un uomo innamorato delle assurdità e delle passioni della vita.
Troppo sensibile per non subirne la crudeltà, troppo lucido per prenderla sul serio.

Antonia Santopietro

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