Smarrirsi e ritrovarsi nel labirintico regno di Oz

20150905_212300Ma io mi devo sfogare!”. Sono gli ultrasuoni di un bimbo che la mamma cerca di far entrare nel tendone del parco di Villa Maioni: sabato 5 settembre, è la serata dell’ultimo spettacolo della rassegna Allegro con brio, l’aria è decisamente fresca e manca un quarto d’ora all’inizio dello spettacolo, perciò il bimbo può ancora farsi una dozzina di corse intorno al tendone con amichetti altrettanto scatenati. Sul palco è già pronta la semplice scenografia: pannelli rettangolari e verticali ricoperti di stoffa nera che si mimetizzano sul nero fondale.

Gli attori li ho incontrati in biblioteca mentre scaldavano le voci: fanno parte della compagnia Teatro blu di Varese. Il Teatro Blu nasce come gruppo di lavoro nel 1989 a Brescia dall’ incontro tra l’attrice Silvia Priori e Daniele Finzi Pasca, direttore artistico del Teatro Sunil di Lugano. Nel 1993  diventa Associazione Culturale con sede a Cadegliano (VA) allo scopo di creare e sviluppare una collaborazione artistica culturale tra Italia e Svizzera. Si avvale  della collaborazione di artisti provenienti da diverse scuole e tradizioni differenti. E’ riconosciuto dall’ Ente Teatrale Italiano, dalla Regione Lombardia, dalla Regio Insubrica e  dalla Provincia di Varese. Nel 1995 nasce la collaborazione fra Silvia Priori e Roberto Gerbolés, artista argentino proveniente dalla Scuola Teatro Dimitri con il quale tutt’oggi progetta e scrive numerosi spettacoli, tra cui appunto Oz – la magia.

Lo spettacolo inizia quando sullo sfondo nero spicca il vestito giallo di Dorothy, una bambina capricciosa che si trova chiusa in un luogo noiosissimo – lo studio biblioteca dello zio – perché è una bambina rumorosa e le interessa solo cantare a squarciagola (e a squarciatimpani). Così la migliore punizione è quella di farla stare ferma in un luogo silenzioso e pieno di strani oggetti che lei non sa come utilizzare: libri. Non servono neppure come mattoncini per fare costruzioni, la torre crolla. Dorothy è fuori di sé dalla rabbia. Finché frugando qua e là la bambina trova un libro – Il mago di Oz – e lo apre. Mentre sfoglia le prime pagine una musichetta da carillon accompagna l’ingresso in scena di tre personaggi, vestiti in modo bizzarro e con tre strani copricapi: i tre attori sono altissimi dietro a Dorothy, cosicché l’attrice sembra davvero una bambina. 20150905_212247Presto scopriamo che i tre sono Lattina, Pagliuzza e Leo, versione moderna dell’uomo di latta, dello spaventapasseri e del leone fifone del romanzo di Baum; leggendo qualche pagina del libro Dorothy è entrata nella storia, e ora dovrà capire come fare per tornare a casa. Ma anche i tre hanno un serio problema che li angustia: Lattina è privo di cuore, Pagliuzza di cervello e Leo di coraggio. Dorothy vorrebbe leggere subito il finale della storia per non perdere tempo e risolvere subito la faccenda… “Noooo!”, urlano all’unisono i tre: un libro va letto tutto, pagina dopo pagina. Così come un passo dopo l’altro bisognerà incamminarsi alla ricerca del grande mago di Oz, l’unico capace di aiutarli.

La scenografia comincia allora ad animarsi: i pannelli neri scorrono mossi dagli attori invisibili dietro di essi, e l’impressione è davvero quella di un regno caotico e multiforme, dove si rischia di smarrire la strada ancora prima di averla trovata. Simbolo di questa incertezza è il primo personaggio che Dorothy incontra: il signor Qualcuno che vive da qualche parte e non vuole lasciare passare nessuno dalla porta del regno di Oz; per fortuna che Dorothy, realistica come tutti i bambini, gli ricorda che lei non è “nessuno”, ma una bambina, e che dunque può entrare. Poi seguirà l’incontro con gli alberi, uomini trasformati in vegetali perché troppo indecisi sulla strada da affrontare; Dorothy e Lattina per un soffio riescono a sfuggire alla trasformazione. Quando la bambina ritrova l’amico Leo ecco che compare la strega cattiva, appollaiata su una sedia altissima e accompagnata dal marito che lei crede d’aver trasformato in un cane e infatti tiene al guinzaglio: ma presto Dorothy, mentre Leo senza coraggio sviene continuamente per la paura, scopre che gli incantesimi della strega non funzionano. Infine compare il messaggero di tutti i messaggi con una busta enorme per lo strampalato gruppetto: Oz manda le istruzioni che serviranno a Dorothy per tornare a casa, ma ahimè, nessuna traccia dell’incantesimo per donare a Lattina, Pagliuzza e Leo la loro parte mancante. Quando la bambina si rifiuta di andarsene per non abbandonare i suoi nuovi amici finalmente si palesa Oz: suggestivo il suo arrivo, tra luci azzurrognole e un originale gioco di mani guantate di bianco che spuntano dietro ai pannelli neri, dando l’impressione che Oz sia enorme e abbia braccia lunghissime. Con voce profonda il mago spiega a Dorothy che come lei potrà tornare a casa ricca di conoscenza così i tre amici avranno cuore, cervello e coraggio, anzi, li hanno sempre posseduti! Capita spesso di non saperli usare, anche fuori dal regno di Oz.

Scomparso il mago la bambina ritrova Lattina, Leo e Pagliuzza e può comunicare loro la bella notizia: tripudio generale, baci e abbracci e Dorothy che deve leggere l’ultima pagina del libro: ecco il vero incantesimo per uscire dalla storia. Oz l’aveva detto: “Tornerai a casa e avrai imparato tante cose, te ne renderai conto poco per volta”. Di certo la bambina ha scoperto che ogni libro la condurrà in un nuovo entusiasmante viaggio e lei ormai ha imparato a percorrerlo senza paura, camminando dalla prima pagina all’ultima.

Eloisa Zanoni

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