Bello Raro 2014

BELLO RARO 2014

“MUSICA PRENDIMI L’ANIMA”

BelloRaro 2014 nasce con una e/vocazione chiarissima: mostrare quanto possa essere importante il fattore sonoro (prima) ed emozionale/narrativo (poi) nel cinema che amiamo. Siamo circondati da un Universo sonoro in cui – come isole – emergono straordinari frammenti sonori a dispetto del tremendo rumore di fondo che ci circonda. E quando l’emersione è completa, ci accorgiamo che è uno straordinario veicolo per portarci anima e corpo in un altro mondo.
Nel nostro adesso la prima isola sonora, davvero al confine tra suono e musica, è quella di “Sacro GRA” (Leone d’Oro a Venezia 2013) a firma Gianfranco Rosi, dove protagonista è il Grande Raccordo Anulare che circonda Roma.
Quando il cinema non parlava – il nostro allora più remoto – c’era una colonna sonora improvvisata. Oggi i bolognesi Caligari Bros. (Tiziano Popoli e Vincenzo Vasi) immaginano il magmatico universo sonoro del rabbino kabbalista Loew, che crea dall’argilla e anima un mostro, “Il Golem” (1920), così come fece il Creatore Primigenio.
In mezzo a questi due poli ci sono i nostri adesso, tutte le altre isole sonore di BelloRaro. Il regista e attore siculo-americano John Turturro in “Passione” (2010) ci guida alla scoperta dell’universo sonoro di Napoli, colonna sonora di tutte le storie del Meridione d’Italia e di tutti gli emigranti in terre assai lontane.
Cosa che puntualmente si ripete ed avvera in “E’ stato il figlio” (2011) di Daniele Ciprì, dove canzoni napoletane, in una Sicilia devastata dal consumismo, raccontano la disperata ricchezza acquisita della famiglia Ciraulo.
Ancora più a Sud, verso il Levante, sono gli straordinari silenzi degli straniati insediamenti Israeliani nel deserto del Golem a zittire il belcanto della piccola “Banda” (2007) della polizia di Alessandria.
Altro silenzio è quello che ha circondato in patria il cantautore statunitense Sixto Rodriguez dopo un esordio fulminante in “(Searching for) Sugar Man” (Oscar 2012 come miglior documentario), salvo accorgersi che in Sudafrica veniva acclamato come campione della lotta contro l’apartheid.
Il timido Charlie di “Noi siamo infinito” (2012) sarebbe anch’egli destinato al silenzio dato l’isolamento dei bulli del suo liceo. A salvarlo le compilation su audiocassetta e l’anticonformismo dei suoi nuovi compagni Sam e Patrick.
Clamorosa infine la rottura del possibile isolamento causato da un terribile handicap da parte dello straordinario compositore e pianista jazz Michel Petrucciani che corpo e anima – “Body and Soul” – (2011) ci dimostra quanto la musica ci possa davvero salvare l’anima.
Buona visione

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