#City of God (12/08)

cityCITY OF GOD (Cidade de Deus)

Programma di sala a cura di Augusto Bruni

Brasile, Francia, USA – 2001
Regia: Fernando Meirelles, Katia Lund
Sceneggiatura: Braùlio Mantovani, dal romanzo di Paulo Lins
135 min. , colore

La nascita e lo sviluppo del crimine organizzato a “Cidade de Deus”, una delle più disgraziate e pericolose favelas di Rio de Janeiro, nata da un progetto di urbanizzazione (e speculazione) demagogico come pochi, tra la fine degli anni ’60 e l’inizio degli ’80. Buscapé e Dadinho, entrambi tredicenni, sono mossi da ambizioni diversissime: il primo vorrebbe diventare fotografo, il secondo il più temuto criminale della città. Se Buscapé trova molti ostacoli nella realizzazione dei propri sogni, Dadinho aspira a diventare il peggior criminale di Rio e inizia il suo apprendistato entrando al servizio di Cabeleira. Con il passare del tempo, si rende conto che lo spaccio di droga è più redditizio delle rapine e mette su un traffico di cocaina che lo trasformerà, dopo avare eliminato il suo capo, nel più temuto e rispettato narcotrafficante della città. La morte del suo braccio destro Bené e la violenza perpetrata ai danni della fidanzata del mite Galinha innescheranno una guerra tra bande dall’esito tragico: ma la vita è in agguato per Buscapè e la sua macchina fotografica…

La città di Dio, megafavela brasiliana, è un posto dal quale difficilmente si esce vivi. La vita è senza speranza e si cerca, fin da giovanissimi, una via d’uscita dal mortale anonimato, nell’unico modo che si riesce a concepire in una realtà del genere: ricorrendo alla violenza. Che non risparmia nulla e nessuno. Meirelles, nel raccontarci la genesi anche (anti)architettonica di questi meandri di catapecchie, si affida ad un osservatore “esterno”, Buscapé, il quale, pur vivendo nelle stesse misere condizioni dei suoi concittadini e amici, cerca una via d’uscita dalla disperazione aggrappandosi ad un sogno e ad una passione: la fotografia (…) Meirelles dimostra di conoscere a menadito i lavori di Scorsese e De Palma, prediligendo la coralità del primo e l’inesorabilità drammatica del secondo piuttosto che l’epicità coppoliana. La sua intenzione, credo, era di tratteggiare un affresco quasi sociologico della vita criminale brasiliana e delle varie generazioni di disperati che si ammazzano fra di loro, senza soluzione di continuità; il più forte e spietato prima o poi cadrà, sostituito da un altro altrettanto feroce e spregiudicato, in una catena senza fine. Un bel film, in definitiva, con gli unici difetti di disperdere un po’ il racconto con la pletora di flashback esplicativi e la divisione in capitoli, nonché ingarbugliare la storia con soluzioni romanzate forse eccessive (anche se il tutto dovrebbe essere tratto da una storia vera). (ww.filmtv.it)

Cinema, Musica, Arte, Teatro sul Lago Maggiore

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: