#Il sale della Terra (5/08)

Programma di sala a cura di Augusto Bruni

IL SALE DELLA TERRA
Brasile, Francia, Italia – 2015
regia e sceneggiatura:
Wim Wenders, Juliano Ribeiro Salgado
110 min., colore

Wim Wenders da sempre è appassionato di fotografia, oltre che, a sua volta, fotografo. Oltre venti anni fa si era imbattuto in un paio di immagini che lo avevano colpito e aveva acquistato quelle stampe. Solo in seguito Wim ha scoperto che quelle foto erano state realizzate da Sebastião Salgado. Qualche anno fa i due si sono incontrati e chiacchierando di calcio e fotografia è nata l’idea, Sebastião ha invitato Wim a seguirlo in uno dei suoi tanti viaggi attraverso il mondo. Cosa che da tempo faceva Juliano Ribeiro Salgado, figlio di Sebastião, che aveva già accumulato una gran quantità di materiale. Da lì nasce ‘Il sale della terra’, il documentario che Wim e Juliano hanno firmato a quattro mani. Un lavoro folgorante, che è già valso un riconoscimento al festival di Cannes (…) il film è come un polittico che non affronta un solo aspetto, ma offre allo spettatore diverse prospettive: il rapporto padre figlio, le vicende famigliari, la depressione di Sebastião dopo avere visto l’orrore provocato dall’uomo, lo sbocco offerto dalla riforestazione della zona della vecchia fattoria di famiglia, la scoperta creativa dell’ecologia e delle ultime tribù non contaminate dall’invasività della nostra civiltà (…). II tutto raccontato attraverso gli infiniti reportage che Sebastião ha compiuto dopo avere abbandonato il lavoro istituzionale di economista, prima per un’azienda di caffé, poi per la Banca mondiale, per cui era andato in Africa scoprendo così la sua vera vocazione: la fotografia. (…) L’attenzione di Sebastião è per le persone, per le loro condizioni di vita e di lavoro. (…) Wenders aveva già detto che «il mondo è a colori, ma la realtà è in bianco e nero», forse per questo la sua fascinazione per Salgado ha potuto concretizzarsi in questo stupefacente omaggio che ha l’intensità del capolavoro (per certi versi analoga a quella che già aveva avuto nei confronti di Pina Bausch).” (Antonello Catacchio, ‘Il Manifesto – Alias’, 18 ottobre 2014)

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