#The Act of Killing (29/07)

Programma di sala a cura di Augusto Bruni

THE ACT OF KILLING
Danimarca, GB, Norvegia – 2012
120 min., colore
Regia: Joshua Oppenheimer

“La tragedia vissuta dall’Indonesia in seguito al colpo di stato militare del 1965 è nota, così come sono conosciuti i colpevoli, i complici e le vittime. L’estrema destra e la fazione musulmana del paese, col benestare dell’Occidente, hanno perpetrato un genocidio ai danni dei membri e dei simpatizzanti del partito comunista indonesiano, filocinese – il terzo del mondo per grandezza, contava prima del massacro 300 000 aderenti. La strategia impiegata per sbarazzarsi di questo potente partito ricalca per molti versi quella che i nazisti hanno sperimentato con successo in Germania, in seguito all’incendio del Reichstag. Con la differenza che in Indonesia, paese che dal 1965 ha ottimi rapporti commerciali e politici con l’Occidente, i partiti che hanno concepito il genocidio sono tutt’ora al governo e che i capi delle bande di paramilitari che lo hanno compiuto presiedono riunioni pubbliche in cui lo sterminio viene esaltato in nome dell’anticomunismo. Joshua Oppenheimer penetra questo mondo assurdo da una porta che il cinema europeo conosce bene: come si filmano i boia? Ma, mentre nel caso di “S21” sul genocidio dei Khmer Rossi il regista Panh si trovava a spezzare il silenzio sul genocidio stesso, Oppenheimer ha davanti a sé la situazione opposta, quella in cui gli autori del genocidio evocano i propri atti di gioventù con la bonomia spavalda, a tratti veramente surreale, di vitelloni da bar. In altre parole, il problema del film è simile a quello che dava da pensare al Frazer il quale si chiedeva come fosse possibile che le civili magistrature della Roma repubblicana convivessero con la truce figura del Rex nemorensis, al tempo stesso sacerdote e omicida. ‘The Act of Killing’ parte da questo punto e, invece di schivarlo, lo enfatizza trovando in questo bisogno patologico, presente in tutti i protagonisti del film, di interpretare (l”acting’ del titolo) il crimine, di ripeterlo senza fine, in tutti i modi possibili, un metodo d’analisi prezioso. Del passato e del tempo presente.” (Eugenio Renzi, ‘Il Manifesto’, 17 ottobre 2013).

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