Archivi tag: Allegro con Brio 2015

Il Barbiere di Siviglia

IMG_0956Parlare di un’opera lirica è difficile, soprattutto se non si è dei profondi conoscitori del genere, ma non è mia intenzione fare una valutazione tecnica. Piuttosto ho voluto considerare lo spettacolo per come si è offerto al pubblico verbanese.

Nudi di ricche scenografie e costumi, i cantanti hanno potuto mettere maggiormente l’accento sulla struttura burlesca dell’opera. Il Barbiere di Siviglia è di fatto un’opera buffa, dove travestimenti e tentativi di fuga ben s’intersecano con la storia d’amore che lega Rosina al Conte d’Almavilla.

Un’opera che fu un fiasco alla sua prima interpretazione, tanto da convincere l’autore, Gioachino Rossini, a non assistere alla serata successiva. Contrariamente, però, già dalla seconda serata cominciò il successo dell’opera che diventò col tempo una delle più famose del compositore.

Due parole per ricordare il racconto. Il nobile Conte d’Almaviva è innamorato della giovane Rosina che, orfana, vive con il tutore Bartolo di lei innamorato e deciso a sposarla. Al fine di non avere sorprese, Bartolo tiene Rosina chiusa in casa impedendole di ricevere visite, ma Figaro interviene con i suoi maneggi affinché il tutore Bortolo non l’abbia vinta e la giovane possa incontrare il suo vero amato.

Giovani i cantanti e giovane l’interpretazione, con qualche nota aggiunta al testo originale che spicca nel contesto, in particolare quando don Bartolo accenna ai brani di Orietta Berti con un “Finché la barca va” a cui probabilmente il nostro buon Rossini non aveva pensato. Ma d’altra parte, questa è la forza dell’intera interpretazione, che riesce a divertire e incantare il pubblico proprio per la freschezza della regia e per l’agile movimento di tutti gli artisti sul palco.

La facciata della Biblioteca si illumina, le luci proiettano colori e IMG_0959forme che danzano con le voci degli artisti. La balconata si trasforma velocemente nel balcone di Rosina, in uno spazio per il coro, per poi dare modo ai cantanti di entrare e uscire di scena velocemente durante le scene. Sul palco solo il pianoforte, una poltrona e un tavolino arricchito da un candelabro e qualche libro.

Nulla disturba l’attenzione e, forse può sembrare eretico dirlo, così ci si concede totalmente al canto e si riesce a notare meglio i più piccoli dettagli. Peraltro, pur trattandosi di un’opera buffa, Il Barbiere di Siviglia impegna non poco i cantanti soprattutto nei pezzi corali e nella celeberrima “Largo al factotum della città” che se ascoltata attentamente diventa un vero scioglilingua.

Spettacolo impeccabile, insomma, che non tarda a raccogliere un pubblico numeroso e attento sino a tarda ora. Alla fine, liberare la scena lascia l’amarezza di un sogno finito troppo in fretta.

Per rendere omaggio a tutti, questi gli interpreti della serata, nella speranza di incontrarli ancora nella prossima stagione di “Allegro con Brio”:

  • Conte di Almavilla (tenore) – Livio Scarpellini
  • Figaro (baritono) – Lorenzo Battagion
  • Rosina (contralto) – Camilla Antonini
  • Don Bartolo (baritono) – Carlo Torriani
  • Don Basilio (basso) – Fulvio Valenti
  • Berta (soprano) – Eugenia Braynova
  • Fiorello (baritono) – Niccolò Scaccabarozzi
  • Al pianoforte: Mirco Godio

Cristiana Bonfanti

Marlene Kuntz, il suono dell’imprevedibile per raccontare l’animo umano

MARLENE2“Dove sono le immagini per i Marlene Kuntz?” Probabilmente è una domanda che è venuta spontanea a quanti hanno assistito mercoledì 22 luglio alla proiezione de La signorina Else nell’ambito del ciclo Belloraro della rassegna Allegro con Brio 2015.

Gli spettatori guardano i fotogrammi del film scorrere sullo schermo alle spalle dei musicisti, ma per loro non sono lì. Asciutti, capelli lunghi sugli occhi, a testa bassa ripiegati sui loro strumenti, per loro le immagini stanno da un’altra parte, in una qualche dimensione più profonda, che scava le corde intime della sensibilità e dell’inconscio. Paiono immergersi in un flusso di musica, come in un viaggio che porta al cuore di ciò che viene raccontato dal lungometraggio di Paul Czinner, tratto a sua volta dal racconto di Arthur Schnitzler; perché è questo quello che sanno fare la grande musica e il grande cinema quando si incontrano: far vibrare le pieghe più nascoste del cuore, mostrando le infinite sfumature dell’essere umani.

La musica prende piano piano per mano le immagini con laMARLENE4 leggerezza di un ritrovarsi spontaneo e istintivo che gradualmente, in un crescendo, si rafforza e si stringe. Non fa da sfondo passivo, ma indaga, scopre, accompagna e colora le vicissitudini e i turbamenti interiori di Else, ragazza benestante e senza troppi pensieri, che proprio mentre è intenta a godersi una vacanza a St. Moritiz, riceve dalla madre una lettera che cambierà irrimediabilmente ogni cosa per lei.

11768649_10155826609880652_1938131492_o Il padre avvocato è sull’orlo della bancarotta e la madre le chiede di concedersi ad un uomo facoltoso che soggiorna nel suo stesso albergo per salvare le sorti della famiglia. Senso di colpa e del dovere nei confronti dei genitori, ribellione e un’istintiva e disperata voglia di salvare la propria innocenza si mischiano tumultuosamente nell’animo della giovane, schiacciata da un peso troppo grande per le sue fragili spalle, mentre si sforza di trovare una via di fuga allo scacco matto in cui l’ha voluta mettere la vita.

I Marlene Kuntz ci conducono attraverso i meandri più reconditi di questo dramma psicologico, facendone vibrare ogni sfumatura di suggestioni sonore. Il ritmo incessante che segue il treno al momento della partenza per la vacanza, allo stesso tempo carico di aspettative ignare e di gravi presagi, lo stridere di corde di chitarra che fa da contrappunto alla disperazione dell’uomo quando capisce di essersi rovinato con le proprie mani e della madre che si spinge a chiedere una cosa tanto rivoltante e contro natura alla figlia, certe note che sanno di ghiaccio e di neve e si sposano con l’ambiente montano in cui è ambientata la vicenda, l’atmosfera ansiogena e psichedelica che dà ancora più potenza espressiva agli ultimi tragici atti della ragazza.

Come ci racconta Luca Bergia, batterista della band: “Accostandoci a11352984_10155826609275652_1078139380_o La signorina Else, abbiamo deciso di non realizzare una colonna sonora strutturata e definita, ma di creare un flusso musicale nostro, che rispettasse la drammaturgia del testo letterario e del film, ma che fosse allo stesso tempo capace di evolvere in maniere sempre nuove, assecondando il flusso di pensiero di ispirazione freudiana che sta alla base della storia.

E’ stata una sfida artistica e un esperimento molto stimolante per noi, che ci ha consentito di aprirci al suono dell’imprevedibile, sperimentando alchimie d’improvvisazione quasi jazzistiche, possibili soltanto perché tra di noi c’è un’empatia talmente forte che ognuno è in grado di seguire al volo le intenzioni degli altri. Quando tutto funziona, sul palco si respira un’atmosfera magica, perché quello a cui si sta dando vita è forse ciò che più si avvicina ad un’opera d’arte. E’ un’esperienza che nasce, cresce e finisce in un momento unico e irripetibile. Si attacca con la prima nota e si parte per un viaggio che ti assorbe totalmente, senza farti più accorgere del tempo e dello spazio, fino alla fine, nel momento di riemergere alla realtà con i titoli di coda.”

In molti mercoledì sera hanno vissuto questa fascinazione, muovendo, a spettacolo concluso, i primi passi verso casa parlando piano, per non increspare con il rumore le emozioni.

Marco Blardone

Piumetto incantevole alla scoperta dei colori

20150717_205057 Non brillavano solo gli occhi dei bambini ieri sera, venerdì 17 luglio, sotto al tendone del parco di Villa Maioni. Abbiamo assistito a uno spettacolo lieve e profondo come molte storie per piccoli sanno essere: “La fiaba di Piumetto viaggiatore nell’arte” del Teatrino dell’Es di Bologna. L’animazione è stata gestita da Vittorio Zanella e Rita Pasqualini, i due direttori artistici del Teatrino dell’Es (“Es” è il pronome personale tedesco, con il quale si indica la prima fonte psichica impersonale nelle manifestazioni istintive, quindi Teatrino dell’inconscio, dei sogni, della fantasia e dei desideri), che ha sede a Villanova di Castenaso (Bo) ed è stato fondato nel 1982 da Vittorio Zanella, affiancato dalla moglie Rita Pasqualini dall’84. Rita Pasqualini e Vittorio Zanella, attori e autori di testi teatrali, producono spettacoli di burattini, marionette, ombre, pupazzi, animazioni, laboratori, corsi d’aggiornamento e corsi di formazione professionale per le scuole di ogni ordine e grado. Possiedono una ricchissima collezione museale di burattini, marionette, pupi, ombre, teatrini giocattolo, materiale scenografico e cartaceo d’antiquariato dal 1582 al 1950 di circa 7000 pezzi. “La fiaba di Piumetto viaggiatore nell’arte” è solo uno dei loro innumerevoli spettacoli; il testo è di Cristina Pellegrini, le scenografie di Angela Pampolini, regia e allestimento di Vittorio Zanella; il debutto è del maggio 2000 e ha vinto il “Premio Giuria dei Bambini” Festival Campi Bisenzio 2000.

I giovanissimi spettatori accompagnati dai genitori hanno iniziato a brulicare20150717_213721 (1) sotto al tendone mezz’ora prima dell’inizio dello spettacolo; in pochi minuti tutti eravamo contagiati dalla loro energia ed entusiasmo. Sul palco era già illuminata la scenografia, la facciata di un museo con una grande finestra, il rettangolo di stoffa bianca per le proiezioni; quando il telo ha iniziato a tremare mosso dall’interno l’aspettativa per lo spettacolo serpeggiava tra il pubblico. Ed ecco che il sipario bianco si è alzato ed è comparso il primo personaggio, il Prologo, un pupazzo a forma di P con grande bocca; suo il compito di introdurre i protagonisti, il merlotto Piumetto e la sua mamma. I tre personaggi sono pupazzi di gommapiuma e stoffa mossi grazie a bracci metallici che i due attori, vestiti di nero e con il volto coperto per confondersi con il fondale, tengono con le mani. Piumetto appare annoiato, poverino, la mamma lo costringe a visitare un museo dopo l’altro: proprio come faceva la mamma di Vittorio Zanella, quando lui aveva 6 anni. I quadri sono noiosi, e il merlotto non ci capisce niente di forme e colori! La mamma sdegnata prosegue la visita e lui resta solo; ma compare il topo guardiano del museo, che con poche mirate parole spiega a Piumetto la magia dei colori primari: il rosso simbolo dell’avventura, il giallo del gioco, il blu della paura… e non solo, se Piumetto vorrà potrà entrare nei quadri e capirli da una nuova prospettiva. È facile, basta fissare profondamente un colore, concentrarsi e…ma attenzione a ricordare la formula magica che permette di uscire dal quadro, ZANG TUMB TUMB! Piumetto è incredulo, ma, dopo aver scelto il rosso dell’avventura, si trova davvero risucchiato dal colore: efficacissima nella scenografia una specie di tenda fatta di striscioline elastiche che riproducono una “Composizione di colori” di Mondrian; attraverso i riquadri di colore il pupazzo viene fatto passare dal palco alle quinte e viceversa.

Iniziano le proiezioni: al buio si illumina solo il telo bianco sul quale vengono proiettate delle diapositive; prima il quadro famoso, poi un falso d’autore con solo lo sfondo sul quale si muovono le ombre delle silhouettes dei personaggi (policarbonato con colori da vetro traslucidi e arti mobili). Quindi per esempio prima appare “La Principessa e il Drago” di Paolo Uccello, poi solo lo sfondo della grotta con la silhouette di Piumetto a cavallo, il drago verde e la principessa; a rendere la scena realistica le voci multisonanti dei due attori. Segue “Il Carnevale di Arlecchino” di Mirò. Quando Piumetto sceglie il colore blu ecco quadri inquietanti: “l’Incubo” di Fussli, e Piumetto tormentato mentre dorme; “Saturno che divora i suoi figli” di Goya, e Piumetto rischia le piume tra le fauci del mostro (qui Zanella si nasconde in un corpo di gommapiuma e sotto a una maschera dalla grande bocca spalancata); “Guernica” di Pablo Picasso, e Piumetto scopre l’orrore della guerra nelle parole del volto oblungo sulla destra del quadro che si muove grazie ad una silhouette e parla con le voci sovrapposte dei due attori: un effetto molto sinistro. Per fortuna poi c’è il giallo del gioco! “La Danza” di Matisse prende vita in un allegro girotondo, “La Fontana” di Duchamp che appare proprio quando a Piumetto scappa la pipì (ma resiste perché lui, istruito dal topo guardiano, non rovina le opere d’arte!), “Mobile” di Alexander Calder che risuona come una campana a vento. Piumetto si è finalmente innamorato dell’arte, e questo è l’invito rivolto ai piccoli spettatori: giocare a fare gli artisti, disegnando un quadro a scelta e modificandolo inserendo la propria immagine; poi l’opera va incorniciata, accompagnata da una breve storia e spedita via mail al Teatrino dell’Es. Zanella promette pure risposte alle mail, poco per volta.

Alla fine dello spettacolo i due attori hanno un’idea davvero azzeccata: scendono dal palco con i pupazzi di Piumetto e della mamma; bellissimo vedere l’emozione dei piccoli che toccano e accarezzano i pupazzi come a ringraziarli del divertimento provato. Vittorio Zanella poi risale sul palco e mostra il dietro le quinte raccontando nei dettagli il funzionamento del proiettore, delle diapositive, delle silhouettes: c’è da dire che tutta la scenografia e ciò che la anima è lavoro artigianale di Zanella e della moglie, ogni dettaglio è studiato con precisione e inventiva (si pensi ai tappi della Tuborg per rendere fluido lo srotolamento del telo bianco). Ad un certo punto viene richiesta la presenza sul palco di uno spettatore coraggioso: un biondino alza la mano e si ritrova, come Piumetto, a scegliere un colore e a passarvi attraverso. Il bimbo è davvero coraggioso, perché sceglie il blu (la paura) e si ritrova dietro al telo bianco, subito sollevato a mostrare il piccolo viso sorridente. Neppure troppo stupito, però. Perché si sa, i bambini si accostano al meraviglioso con naturalezza. Eravamo noi adulti in platea ad arrotondare gli occhi e a fare ooh!

Eloisa Zanoni