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Il Barbiere di Siviglia

IMG_0956Parlare di un’opera lirica è difficile, soprattutto se non si è dei profondi conoscitori del genere, ma non è mia intenzione fare una valutazione tecnica. Piuttosto ho voluto considerare lo spettacolo per come si è offerto al pubblico verbanese.

Nudi di ricche scenografie e costumi, i cantanti hanno potuto mettere maggiormente l’accento sulla struttura burlesca dell’opera. Il Barbiere di Siviglia è di fatto un’opera buffa, dove travestimenti e tentativi di fuga ben s’intersecano con la storia d’amore che lega Rosina al Conte d’Almavilla.

Un’opera che fu un fiasco alla sua prima interpretazione, tanto da convincere l’autore, Gioachino Rossini, a non assistere alla serata successiva. Contrariamente, però, già dalla seconda serata cominciò il successo dell’opera che diventò col tempo una delle più famose del compositore.

Due parole per ricordare il racconto. Il nobile Conte d’Almaviva è innamorato della giovane Rosina che, orfana, vive con il tutore Bartolo di lei innamorato e deciso a sposarla. Al fine di non avere sorprese, Bartolo tiene Rosina chiusa in casa impedendole di ricevere visite, ma Figaro interviene con i suoi maneggi affinché il tutore Bortolo non l’abbia vinta e la giovane possa incontrare il suo vero amato.

Giovani i cantanti e giovane l’interpretazione, con qualche nota aggiunta al testo originale che spicca nel contesto, in particolare quando don Bartolo accenna ai brani di Orietta Berti con un “Finché la barca va” a cui probabilmente il nostro buon Rossini non aveva pensato. Ma d’altra parte, questa è la forza dell’intera interpretazione, che riesce a divertire e incantare il pubblico proprio per la freschezza della regia e per l’agile movimento di tutti gli artisti sul palco.

La facciata della Biblioteca si illumina, le luci proiettano colori e IMG_0959forme che danzano con le voci degli artisti. La balconata si trasforma velocemente nel balcone di Rosina, in uno spazio per il coro, per poi dare modo ai cantanti di entrare e uscire di scena velocemente durante le scene. Sul palco solo il pianoforte, una poltrona e un tavolino arricchito da un candelabro e qualche libro.

Nulla disturba l’attenzione e, forse può sembrare eretico dirlo, così ci si concede totalmente al canto e si riesce a notare meglio i più piccoli dettagli. Peraltro, pur trattandosi di un’opera buffa, Il Barbiere di Siviglia impegna non poco i cantanti soprattutto nei pezzi corali e nella celeberrima “Largo al factotum della città” che se ascoltata attentamente diventa un vero scioglilingua.

Spettacolo impeccabile, insomma, che non tarda a raccogliere un pubblico numeroso e attento sino a tarda ora. Alla fine, liberare la scena lascia l’amarezza di un sogno finito troppo in fretta.

Per rendere omaggio a tutti, questi gli interpreti della serata, nella speranza di incontrarli ancora nella prossima stagione di “Allegro con Brio”:

  • Conte di Almavilla (tenore) – Livio Scarpellini
  • Figaro (baritono) – Lorenzo Battagion
  • Rosina (contralto) – Camilla Antonini
  • Don Bartolo (baritono) – Carlo Torriani
  • Don Basilio (basso) – Fulvio Valenti
  • Berta (soprano) – Eugenia Braynova
  • Fiorello (baritono) – Niccolò Scaccabarozzi
  • Al pianoforte: Mirco Godio

Cristiana Bonfanti

VIENNA VS PARIGI – Spirabilia Quintet a Verbania

Spirabilia 012E’ una giornata calda, anzi afosa, quando provo a chiamare Mauro Mosca, clarinetto del quintetto musicale Spirabilia, con lui composto (per quanto riguarda l’evento verbanese) da Giulia Perego (flauto ed ottavino), Daniele Scanziani (oboe), Aldo Spreafico (corno), Giacomo Cella (fagotto). Parlare di musica da camera al telefono, mentre si batte su una tastiera di computer, può sembrare bizzarro, ma l’atmosfera è rilassata e abbiamo modo di scambiare due parole sullo spettacolo che presto accompagnerà una delle serate verbanesi di Allegro Con Brio.

Vienna vs. Parigi” offre uno spaccato di un’epoca vissuto nelle due capitali regine dell’Europa dei primi del secolo, così diverse da offrire un ampio confronto artistico su più fronti.

Siamo nei primi anni del ‘900, diciamo nel periodo che corre da inizio secolo e il 1930. Parigi vive un periodo particolarmente prosperoso, la Belle Ėpoque è al suo culmine e la cultura è particolarmente avanguardistica per il periodo, sintomo di una borghesia che guarda al futuro.

Vienna, ma più in generale tutta la zona della cosiddetta Mitteleuropa, vive ancora l’atmosfera dell’Impero austro-ungarico, più romantica e tradizionalista.

Due mondi che si scontreranno durante la prima guerra mondiale, ma che già mostravano attraverso la musica e l’arte le loro distanze.

Sono quattro i compositori scelti per rappresentare a turno le due città:

  • Jacques Ibert, compositore parigino, musicalmente considerato abbastanza tradizionalista, che scrisse opere, operette, balletti, musica da camera, musica sinfonica e anche colonne sonore (conosciute le musiche per il Macbeth di Orson Welles);

  • Reynaldo Hahn, compositore venezuelano ma naturalizzato francese, amico di Paul Verlain e Marcel Proust, usa uno stile che molto deve all’impressionismo e al post-romanticismo dominante in Francia;

  • Endre Szervánszky, compositore ungherese, maestro di clarinetto all’Accademia di Budapest compone prevalentemente concerti per strumenti a fiato dalle caratteristiche romantiche come di moda nell’Impero austro-ungarico;

  • Ferenc Farkas, compositore ungherese, inizia gli studi all’Accademia di Budapest ma li completa in Italia con il Maestro Ottorino Respighi; viaggia molto prima di tornare in Ungheria e questo dona al suo stile classico una nota di colore, che ruba sia dalla melodia italiana che dalle danze popolari ungheresi.

Mauro Mosca mi fa notare come spesso i compositori ungheresi vadano a pescare nelle tradizioni popolari del paese, andando anche a registrare con rudimentali fonografi i canti delle varie regioni e rimaneggiandoli in chiave più colta ed affine ai gusti dell’Impero. Questa operazione ci permette di poter ascoltare ancora, seppur rimaneggiati, suoni e melodie di origine antica, spesso zigana, che non sono stati scritti ma che si tramandano nelle generazioni e che forse sarebbero scomparsi senza questa rilettura.

Queste contaminazioni ci fanno intendere quanto fossero comuni gli scambi culturali nei paesi europei già nello scorso secolo. Lo stesso Spirabilia Quintet vive in uno spirito di musica classica ma non disdegna le contaminazioni jazz, con esibizioni dedicate a George Gershwin e al suo fantastico Porgy and Bess, oppure alla musica caraibica. La cultura è anche scambio.

Nel repertorio del quintetto noto una rilettura musicale dei “Promessi Sposi” e non resisto a chiedere di cosa si tratti. Dalla chiacchierata emerge l’idea di brani dal libro con sottofondi musicali che vanno a sottolineare e incorniciare le situazioni, così come sperimentato anche per un’altra rilettura musicale, quella del “Piccolo Mondo Antico” con voce recitante di Gianfranco Scotti e anche tanta poesia con un progetto di musica e poesia dedicato alla figura di Emily Dickinson.

Lo spettacolo si svolge poi in un’atmosfera un po’ differente a causa di un forte temporale che si è abbattuto sul nostro tendone, che però ha retto eroicamente all’urto. Una sosta ha permesso di lasciar passare il temporale, il cui rumore impediva di ascoltare in maniera piena il suono degli strumenti e probabilmente disturbava anche i musicisti.

Malgrado questo l’esibizione è stata seguitissima dal pubblico e un caldo applauso ha accolto la sorpresa finale, uno splendido brano di Astor Piazzolla in un arrangiamento a dir poco entusiasmante.

Curiosità finale, durante il concerto Mosca spiega anche il significato della parola Spirabilia. “Deriva dal latino spirabilis” ci dice, in poche parole che serve a respirare. Perché questa è l’arte dello Spirabilia Quintet, trasformare una cosa così semplice ed elementare come il respiro in musica, e quindi in emozione. Non è possibile chiedere di più!

Cristiana Bonfanti

Bobo Rondelli emoziona a Verbania | Come i Carnevali ad Allegro con Brio

 

rondelli3Venerdì 10 Luglio Verbania ha ospitato il cantautore livornese Bobo Rondelli.
Cercare di descrivere Bobo Rondelli è come voler intrappolare il vento fresco di una limpida giornata di primavera in un foglio di carta. Le emozioni che sa suscitare con la sua voce e con la liricità dei suoi testi che ama definire “artigianali” sono così profonde che sembra esserene turbato lui stesso. Dire che le sue canzoni hanno una forza evocativa è poca cosa, sono atmosfere leggere e poetiche, intervallate da intermezzi di teatro.
A volte malinconico a volte sfacciato, ha raccolto il testimone da Piero Ciampi, suo concittadino. Nel corso degli ultimi trent’anni diventato idolo dei circoli culturali underground e punto di riferimento per migliaia di fan a cui è riuscito a dar voce attraverso produzioni di dischi di qualità sopraffina.
Livornese di Ferraris come ama definirsi ha iniziato la sua carriera con il gruppo degli “Ottavo Padiglione” (dal nome del reparto dove sono ricoverati i malati di menti all’ospedale della sua città). La loro hit più famosa “Ho picchiato la testa” che vendette quasi cinquantamila copie. rondelli2
Negli anni della carriera solista ha collaborato con molti artisti importanti come Bollani che ha prodotto un suo disco regalando così al mondo la sua genialità attraverso canzoni d’autore con le quali riesce a far pensare su grandi temi etici e sociali. Nemico della sopraffazione e dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo è infatti sempre in prima fila per la raccolta fondi a fine umanitari.
La sua produzione ha subito negli ultimi anni un ulteriore salto di qualità attraverso nuove collaborazioni, tra tutte va sottolineata quella con Franco Loi, poeta che ama la libertà espressiva assoluta.
Nei concerti tuttavia Bobo non riesce a non soddisfare le richieste del suo pubblico più affezionato e ritorna quasi sempre sui classici che l’hanno resto immortale. Canzoni come “La marmellata” o “GigiBalla” la storia di un orso dello zoo a cui fa male il dente, non mancano mai provocando ogni volta scariche di adrenalina in tutti coloro che conoscono i suoi testi a memoria.
Istrionico e pronto a danzare su tappeti invisibili più che su quelli rossi ha fatto anche teatro dando vita con il grande e mai troppo compianto Andrea Cambi, di cui era intimo amico, ai famosi “Fratelli Durbans” che ancora vivono nei cuori di chi li ha potuti gustare dal vivo.
Nel 2011 ha pubblicato il libro “Compagni di Sangue” in cui racchiude una serie di suoi versi e pensieri.
Dopo la consacrazione mediatica grazie a partecipazioni prestigiose sul grande e piccolo schermo (dal sodalizio con Paolo Virzì – attore in “La prima cosa bella” e protagonista nel docufilm “L’uomo che aveva picchiato la testa” – alle ospitate su Rai Tre in programmi come “Sostiene Bollani” e “Gazebo”) e dopo aver studiato e prodotto uno spettacolo interamente dedicato a Piero Ciampi, celebrato recentemente anche da SKY ARTE con un bellissimo docufilm, l’instancabile artista labronico Bobo Rondelli torna con il nuovo album “Come i Carnevali”.
Il disco, scritto in collaborazione con Francesco Bianconi dei Baustelle e gli inseparabili amici/musicisti  Fabio Marchiori e Simone Padovani, vede Bobo tornare alle atmosfere sognanti di “Per Amor del Cielo”; album che lo aveva consacrato come grande autore contemporaneo.

rondelliSceglie non a caso Filippo Gatti come produttore, lo stesso del celebrato disco del 2009.
La varietà timbrica dell’album traccia il profilo netto di un uomo che descrive la vita quotidiana con amara lucidità e felliniane fughe verso il sogno.
Forte il legame con il cinema e la letteratura, ai quali Bobo si ispira in quasi ogni canzone: “Le notti bianche” di Visconti in Cielo e terra, l’omaggio al dimenticato poeta Emanuel Carnevali, Ugo Tognazzi, “L’educazione sentimentale” de “I mostri” in Autorizza papà, Cosini di Svevo in Ugo’s dilemma. In “Come i Carnevali” Bobo celebra la poesia e la vita, che somiglia sempre più ad un Carnevale, tra liti con la ex, scorrazzate in motorino senza casco con i figli e serate in osteria.
C’è il sentito ricordo della madre in “Nara F.” e del padre in “Qualche volta sogno”, l’amore strampalato ma fortissimo per i figli in “Autorizza papà”.
L’omaggio al pedagogo e scrittore polacco Henryk Goldszmit e al suo ruolo chiave con i bambini vittime dello Shoah.
“Come i carnevali” è un disco di un uomo innamorato delle assurdità e delle passioni della vita.
Troppo sensibile per non subirne la crudeltà, troppo lucido per prenderla sul serio.

Antonia Santopietro

Allegro con Brio 2014: gli applausi sono stati più forti della pioggia

BIBLIOVB_allegroconbrio14_locandina_2032x45_web-page-001di Marco Blardone

Due mesi, diciotto spettacoli, quasi tremila spettatori: sono queste le cifre della stagione 2014 di Allegro con Brio. Ma non sono solo numeri, sono storie, persone, momenti. Sono emozioni vissute, condivise e poi portate a casa per farci accompagnare ancora un po’.

Nonostante il maltempo che quest’anno ha imperversato, comportandosi da ospite, non gradito ma purtroppo affezionato, che ha saltato soltanto poche serate, la rassegna di eventi organizzati dalla Biblioteca Civica di Verbania, giunta alla sua seconda edizione, ha fatto registrate anche quest’estate un ottimo successo, sia in termini di presenze che di gradimento dell’offerta, vedendo accolti con curiosità e interesse anche gli spettacoli più impegnativi.

Basti pensare a Io dell’istrionico Antonio Rezza, che ha inchiodato 250 persone per due ore alle poltroncine dell’Auditorium Sant’Anna, in un geniale miscuglio di comicità e cruda critica delle contraddizioni della nostra società. Oppure a Rigoletto. Una storia di oggi, che ha riattualizzato la musica della grande opera lirica con gli interventi narrativi e l’ironia delicata di Enrico Beruschi.

Allegro con Brio aveva come obbiettivo principale quello di coinvolgere il pubblico, e il pubblico è stato realmente coinvolto, a volte anche fisicamente, sia all’inizio che alla fine dell’iniziativa, come in un ideale cerchio che si è chiuso.

Durante l’inaugurazione, domenica 6 luglio, la pittoresca parata del Circo Inzir ha portato un po’ della magia di acrobati e saltimbanchi in giro per le strade di Verbania, contagiando tutti i passanti, mentre nella sera dei saluti a fine agosto, Iaia Forte, incantata dalla bellezza del parco della biblioteca, con il lago a fare da spettatore, ha sfidato le nuvole minacciose per mettere in scena il suo spettacolo Hanno tutti ragione all’esterno, prima di essere costretta insieme alla sua platea a battere in ritirata per trovare riparo al chiuso dall’immancabile acquazzone.

In mezzo, tra il circo e l’ultimo spettacolo, c’è stata una cavalcata di film, concerti, teatro e burattini che ha saputo rivolgersi a tutte le fasce di pubblico.

Oltre che per la partecipazione del pubblico, Allegro con Brio ha avuto successo anche grazie all’entusiasmo dei volontari che numerosi, insieme al personale della biblioteca, si sono dati appuntamento per preparare al meglio tutte le serate, ognuno portando la propria disponibilità e trovando spazio per le sue capacità, occupandosi di tutti gli aspetti, dall’allestimento del palco all’accoglienza, dalla bancarella dei libri usati alla promozione sul blog e i siti internet.

Questo grande impegno non solo ha sempre consentito di far esibire gli artisti davanti a sale piene, ma ha anche contribuito alla raccolta delle donazioni per il Fondo Lift della Fondazione Comunitaria del VCO, rafforzando il matrimonio di fondamentale importanza tra cultura e solidarietà.

Calato il sipario, rimane viva la soddisfazione per aver visto tanti occhi lucidi e tanti sorrisi, sperando di trovare l’anno prossimo anche cieli più sereni.

Allegro con Brio: ultime tappe di un viaggio lungo un’estate

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In questa estate di temperature tiepide e giornate troppo spesso piovose, una delle iniziative che ha saputo riscaldare maggiormente le serate di Verbania e dintorni è stata Allegro con brio, la rassegna di cinema, musica, arte e teatro curata dalla Biblioteca Civica Ceretti nei mesi di luglio e agosto.

Spettacoli circensi e teatrali, burattini, proiezioni cinematografiche, concerti: Allegro con brio è stato tutto questo, offrendo ogni volta alle persone un’occasione valida per uscire, per incontrarsi e condividere momenti, arricchendo il proprio colpo d’occhio di emozioni e riflessioni.

Anche gli ultimi eventi con cui si chiuderà il cartellone la settimana prossima rispecchiano questa filosofia e questa varietà di proposte.

Mercoledì 27 agosto alle 21, si è conclusa la Rassegna Belloraro con il film Il Golem, che ci ha portato nell’atmosfera densa di mistero del ghetto di Praga del XVI secolo, dove il rabbino Loew crea dall’argilla un gigante con il compito di salvare gli ebrei dalle persecuzioni del re Rodolfo II, perdendone però il controllo a causa degli intrighi del suo assistente Famulus. Il film è stato accompagnato dalla musica dal vivo eseguita dagli artisti bolognesi Tiziano Popoli e Vincenzo Vasi.

Oggi 28 è stato inserito un evento fuori programma l’aperitivo letterario Educazione europea: un piccolo regalo con cui Allegro con Brio vuole celebrare Romain Gary, il grande romanziere di origine lituana, nel centenario della sua nascita. Maestro nella capacità di incantare i lettori con le sue storie, ma anche istrionico trasformista in grado di occultare la propria identità pubblicando libri sotto falso nome, Gary è stato l’unico nella storia a vincere per due volte il prestigioso Premio Goncourt, che per regola non può essere riassegnato alla stessa persona. Grazie agli interventi di Adriana Santoro e Daniele Giandolini si ripercorrerà l’intensa vita dello scrittore, alternando alla biografia la lettura di passi tratti dalle sue opere più significative.

Il compito di salutare tutti e di rinviare alla prossima estate è affidato a Iaia Forte, che dopo il grandissimo successo ottenuto con La Grande Bellezza di Paolo Sorrentino, si ripresenta al pubblico con Hanno tutti ragione, adattamento teatrale dell’omonimo romanzo scritto dallo stesso Sorrentino.

Nonostante le difficili condizioni meteorologiche con cui la rassegna ha dovuto lottare quest’anno, la partecipazione del pubblico e il gradimento degli spettacoli sono stati ottimi e hanno ripagato ampiamente del lavoro necessario per proporre un cartellone così diversificato. Tutte le serate hanno richiamato un grande numero di persone, incontrando di volta in volta l’interesse di ragazzi, adulti, famiglie, bambini, o di chi semplicemente era curioso e aveva voglia di qualcosa di diverso.

Allegro con Brio è stato un viaggio, che nell’arco di un’estate ha dato alle persone la possibilità di scegliere le tappe che preferivano, per salire su un treno in corsa ed affacciarsi al finestrino per vedere ogni volta un paesaggio capace di riempire gli occhi.

Speciale #RomainGary, l’appuntamento extra di #AllegroconBrio

Romain_Gary (1)-page-001Nel centenario della nascita di Romain Gary, la Rassegna Allegro con Brio regala un appuntamento extra il 28 Agosto alle ore 18

EDUCAZIONE EUROPEA
aperitivo letterario (oppure: conferenza-spettacolo)

dedicato a Romain Gary
con Adriana Santoro e Daniele Giandolini

Romain Gary, romanziere lituano naturalizzato francese (Vilnius, 1914-Parigi, 1980) è stato un mago nella capacità di incantare i lettori con le sue storie, ma è stato anche un abile illusionista capace di occultarsi pubblicando alcuni libri sotto falso nome, tanto da ottenere due volte il Premio Goncourt – unico nella storia di quel prestigioso riconoscimento, che non può essere ripetuto per uno stesso autore.rg

Nella conversazione sarà delineata l’intensa vita di Romain Gary e presentata una sintesi, con lettura di passi tratti dalle opere più significative, della ricca produzione di questo artista anomalo e talora in contrasto con l’establishment della cultura ufficiale a lui contemporanea, ma che oggi nel centenario della nascita, celebrato un po’ dovunque, si prende la giusta rivincita nel venire riconosciuto come uno dei più importanti autori del Novecento francese.

Dopo il suo primo romanzo Formiche a Stalingrado (1945) ispirato alla resistenza polacca contro i tedeschi, nel 1956 vince il premio Goncourt con Le radici del cielo. Seguono, tra gli altri, La promessa dell’alba (1959), dedicato alla memoria della madre; Cane bianco (1970), di contenuto antirazzista; La vita davanti a sé (1975, Premio Goncourt); Gli aquiloni (1980).

Dopo gli eroismi della guerra Gary sposa la scrittrice Lesley Blanch e l’attrice Jean Seberg, magnifica e malinconica donna americana e triste fanciulla di Bonjour tristesse.

Ma gli anni Sessanta lo trovano vecchio, così, mentre la sceneggiatura della sua vita sta per trasformarsi in un viale del tramonto, Gary risale sul palcoscenico con una maschera diversa, lo pseudonimo di Emile Ajar, facendo credere che costui sia il proprio nipote, e scrive La vita davanti a sé, che si merita un altro Goncourt: solo dopo la sua morte si scoprirà la vera identità di Emile Ajar

Unico scrittore a ottenere due volte il premio Goncourt, oltre a Ajar e Gary si avvalse di più pseudonimi, quali Fosco Sinibaldi e Shatan Bogat e girò due film, di cui fu sia regista che sceneggiatore ma non riscosse molto successo.

Adriana SANTORO, milanese, frequenta da molti anni il Lago Maggiore. Laureata in Lettere, si occupa in particolare di narratori francesi dell’Ottocento ed è membro del Centro Interuniversitario sul Viaggio in Italia (Cirvi) di Moncalieri (Torino). Ha partecipato a seminari presso l’Università della Sorbona, presentato comunicazioni a convegni accademici in Italia e Francia, pubblicato saggi ed edizioni critiche per lo stesso Cirvi su Gustave Flaubert, Guy de Maupassant, Louise Colet, Hector Malot. Altre riviste scientifiche (“Micromégas”, “Studi Francesi”, “Verbanus”) hanno ospitato suoi contributi relativi a tale settore di ricerca, mentre articoli a carattere divulgativo sono apparsi su numerose testate, fra cui la “Rivista illustrata del Museo Teatrale alla Scala”. Il suo lavoro più recente è l’edizione critica del finora inedito Mémorandum d’Italie di Paul Bourget (Cirvi, Biblioteca del Viaggio in Italia, Testi, 2014).

Daniele GIANDOLINI, verbanese, laureato in Storia e critica dell’arte lavora attualmente alla biblioteca e al Museo Latteria sociale di Casale Corte Cerro e partecipa al progetto “Liberamente” destinato alla promozione della lettura dei giovani adulti collaborando con la biblioteca civica Pietro Ceretti; ha lavorato come bibliotecario presso la biblioteca civica Pietro Ceretti e presso il Museo del Paesaggio di Verbania. Nel 2013 ha curato la mostra “Gestalt” con opere di Roberto Caspani e Gianluca Ripepi presso la biblioteca di Casale Corte Cerro.

Allegro con Brio: buona la prima!

IMG_2112 IMG_2122 IMG_2161 IMG_2231 IMG_2245 IMG_2349La parata per la città e il Circo Inzir hanno inaugurato
l’estate di eventi della Biblioteca di Verbania

di Marco Blardone

Il cielo grigio non ha fermato Allegro con Brio e la parata di vitalità e di colori che ha portato per le strade di Verbania domenica 6 luglio, quando ha preso ufficialmente il via la stagione di cinema, musica, arte e teatro organizzata quest’estate dalla Biblioteca Civica Ceretti di Verbania con il sostegno della Fondazione Comunitaria del VCO e della Fondazione CRT..
Nonostante le incertezze meteorologiche, dalle 4 di pomeriggio gli artisti del Circo Inzir hanno animato le vie della città, portando l’energia senza tempo di uno spettacolo che da sempre affascina grandi e bambini, per culminare con l’esibizione all’Auditorium Sant’Anna alle ore 21, con un susseguirsi di numeri di clownerie e prodezze di acrobati e giocolieri.
Non poteva esserci inizio migliore per una rassegna che fa della varietà delle proposte e della voglia di suggerire nuove scoperte la sua bandiera, al di là dei preconcetti e delle differenze. La filosofia di Inzir, infatti, abbina all’intrattenimento la sensibilità sociale, intendendo il circo come potente mezzo di comunicazione, unione e condivisione tra le persone e le culture. E sicuramente questo messaggio di multiculturalità e integrazione non ha lasciato indifferenti le duecento persone che hanno gremito domenica le poltroncine dell’Auditorium.
Dopo il circo, anche il cinema ha fatto registrare un ottimo riscontro di pubblico, con una settantina di persone che hanno assistito martedì 8 al primo film della rassegna “Belloraro”: Sugarman, lungometraggio che narra le vicende di Sixto Rodriguez, cantautore americano degli anni ’60 dimenticato in patria ma seguitissimo in Sudafrica, tanto da fare delle sue canzoni un inno contro l’apartheid.
Dopo un avvio così di successo, si replica la settimana prossima con la proiezione del film La banda mercoledì 16 luglio nel parco della Biblioteca alle ore 21. Anche questa volta la musica farà da tema conduttore di una storia in cui si seguiranno le peripezie della piccola banda musicale della Polizia di Alessandria d’Egitto, smarrita a causa di un’incomprensione lingusitica in una città isolata nel deserto israeliano, tra episodi comici e un velo di trasognata malinconia.
IMG_2599Sempre musica, ma questa volta suonata dal vivo venerdì 18 alle ore 21, con il concerto del collettivo Floating Forest. Un progetto, il loro, in continua evoluzione, che ogni volta si rinnova, cambiando interpreti, audience e situazioni, dando vita a performance di note inaspettate e sempre nuove, che colpiscono con la forza dell’improvvisazione. Guest star della serata sarà Achille Succi, musicista molto conosciuto in Europa anche per le sue collaborazioni con Uri Caine e Vinicio Capossela.