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Il Barbiere di Siviglia

IMG_0956Parlare di un’opera lirica è difficile, soprattutto se non si è dei profondi conoscitori del genere, ma non è mia intenzione fare una valutazione tecnica. Piuttosto ho voluto considerare lo spettacolo per come si è offerto al pubblico verbanese.

Nudi di ricche scenografie e costumi, i cantanti hanno potuto mettere maggiormente l’accento sulla struttura burlesca dell’opera. Il Barbiere di Siviglia è di fatto un’opera buffa, dove travestimenti e tentativi di fuga ben s’intersecano con la storia d’amore che lega Rosina al Conte d’Almavilla.

Un’opera che fu un fiasco alla sua prima interpretazione, tanto da convincere l’autore, Gioachino Rossini, a non assistere alla serata successiva. Contrariamente, però, già dalla seconda serata cominciò il successo dell’opera che diventò col tempo una delle più famose del compositore.

Due parole per ricordare il racconto. Il nobile Conte d’Almaviva è innamorato della giovane Rosina che, orfana, vive con il tutore Bartolo di lei innamorato e deciso a sposarla. Al fine di non avere sorprese, Bartolo tiene Rosina chiusa in casa impedendole di ricevere visite, ma Figaro interviene con i suoi maneggi affinché il tutore Bortolo non l’abbia vinta e la giovane possa incontrare il suo vero amato.

Giovani i cantanti e giovane l’interpretazione, con qualche nota aggiunta al testo originale che spicca nel contesto, in particolare quando don Bartolo accenna ai brani di Orietta Berti con un “Finché la barca va” a cui probabilmente il nostro buon Rossini non aveva pensato. Ma d’altra parte, questa è la forza dell’intera interpretazione, che riesce a divertire e incantare il pubblico proprio per la freschezza della regia e per l’agile movimento di tutti gli artisti sul palco.

La facciata della Biblioteca si illumina, le luci proiettano colori e IMG_0959forme che danzano con le voci degli artisti. La balconata si trasforma velocemente nel balcone di Rosina, in uno spazio per il coro, per poi dare modo ai cantanti di entrare e uscire di scena velocemente durante le scene. Sul palco solo il pianoforte, una poltrona e un tavolino arricchito da un candelabro e qualche libro.

Nulla disturba l’attenzione e, forse può sembrare eretico dirlo, così ci si concede totalmente al canto e si riesce a notare meglio i più piccoli dettagli. Peraltro, pur trattandosi di un’opera buffa, Il Barbiere di Siviglia impegna non poco i cantanti soprattutto nei pezzi corali e nella celeberrima “Largo al factotum della città” che se ascoltata attentamente diventa un vero scioglilingua.

Spettacolo impeccabile, insomma, che non tarda a raccogliere un pubblico numeroso e attento sino a tarda ora. Alla fine, liberare la scena lascia l’amarezza di un sogno finito troppo in fretta.

Per rendere omaggio a tutti, questi gli interpreti della serata, nella speranza di incontrarli ancora nella prossima stagione di “Allegro con Brio”:

  • Conte di Almavilla (tenore) – Livio Scarpellini
  • Figaro (baritono) – Lorenzo Battagion
  • Rosina (contralto) – Camilla Antonini
  • Don Bartolo (baritono) – Carlo Torriani
  • Don Basilio (basso) – Fulvio Valenti
  • Berta (soprano) – Eugenia Braynova
  • Fiorello (baritono) – Niccolò Scaccabarozzi
  • Al pianoforte: Mirco Godio

Cristiana Bonfanti

Speciale #RomainGary, l’appuntamento extra di #AllegroconBrio

Romain_Gary (1)-page-001Nel centenario della nascita di Romain Gary, la Rassegna Allegro con Brio regala un appuntamento extra il 28 Agosto alle ore 18

EDUCAZIONE EUROPEA
aperitivo letterario (oppure: conferenza-spettacolo)

dedicato a Romain Gary
con Adriana Santoro e Daniele Giandolini

Romain Gary, romanziere lituano naturalizzato francese (Vilnius, 1914-Parigi, 1980) è stato un mago nella capacità di incantare i lettori con le sue storie, ma è stato anche un abile illusionista capace di occultarsi pubblicando alcuni libri sotto falso nome, tanto da ottenere due volte il Premio Goncourt – unico nella storia di quel prestigioso riconoscimento, che non può essere ripetuto per uno stesso autore.rg

Nella conversazione sarà delineata l’intensa vita di Romain Gary e presentata una sintesi, con lettura di passi tratti dalle opere più significative, della ricca produzione di questo artista anomalo e talora in contrasto con l’establishment della cultura ufficiale a lui contemporanea, ma che oggi nel centenario della nascita, celebrato un po’ dovunque, si prende la giusta rivincita nel venire riconosciuto come uno dei più importanti autori del Novecento francese.

Dopo il suo primo romanzo Formiche a Stalingrado (1945) ispirato alla resistenza polacca contro i tedeschi, nel 1956 vince il premio Goncourt con Le radici del cielo. Seguono, tra gli altri, La promessa dell’alba (1959), dedicato alla memoria della madre; Cane bianco (1970), di contenuto antirazzista; La vita davanti a sé (1975, Premio Goncourt); Gli aquiloni (1980).

Dopo gli eroismi della guerra Gary sposa la scrittrice Lesley Blanch e l’attrice Jean Seberg, magnifica e malinconica donna americana e triste fanciulla di Bonjour tristesse.

Ma gli anni Sessanta lo trovano vecchio, così, mentre la sceneggiatura della sua vita sta per trasformarsi in un viale del tramonto, Gary risale sul palcoscenico con una maschera diversa, lo pseudonimo di Emile Ajar, facendo credere che costui sia il proprio nipote, e scrive La vita davanti a sé, che si merita un altro Goncourt: solo dopo la sua morte si scoprirà la vera identità di Emile Ajar

Unico scrittore a ottenere due volte il premio Goncourt, oltre a Ajar e Gary si avvalse di più pseudonimi, quali Fosco Sinibaldi e Shatan Bogat e girò due film, di cui fu sia regista che sceneggiatore ma non riscosse molto successo.

Adriana SANTORO, milanese, frequenta da molti anni il Lago Maggiore. Laureata in Lettere, si occupa in particolare di narratori francesi dell’Ottocento ed è membro del Centro Interuniversitario sul Viaggio in Italia (Cirvi) di Moncalieri (Torino). Ha partecipato a seminari presso l’Università della Sorbona, presentato comunicazioni a convegni accademici in Italia e Francia, pubblicato saggi ed edizioni critiche per lo stesso Cirvi su Gustave Flaubert, Guy de Maupassant, Louise Colet, Hector Malot. Altre riviste scientifiche (“Micromégas”, “Studi Francesi”, “Verbanus”) hanno ospitato suoi contributi relativi a tale settore di ricerca, mentre articoli a carattere divulgativo sono apparsi su numerose testate, fra cui la “Rivista illustrata del Museo Teatrale alla Scala”. Il suo lavoro più recente è l’edizione critica del finora inedito Mémorandum d’Italie di Paul Bourget (Cirvi, Biblioteca del Viaggio in Italia, Testi, 2014).

Daniele GIANDOLINI, verbanese, laureato in Storia e critica dell’arte lavora attualmente alla biblioteca e al Museo Latteria sociale di Casale Corte Cerro e partecipa al progetto “Liberamente” destinato alla promozione della lettura dei giovani adulti collaborando con la biblioteca civica Pietro Ceretti; ha lavorato come bibliotecario presso la biblioteca civica Pietro Ceretti e presso il Museo del Paesaggio di Verbania. Nel 2013 ha curato la mostra “Gestalt” con opere di Roberto Caspani e Gianluca Ripepi presso la biblioteca di Casale Corte Cerro.