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Marlene Kuntz, il suono dell’imprevedibile per raccontare l’animo umano

MARLENE2“Dove sono le immagini per i Marlene Kuntz?” Probabilmente è una domanda che è venuta spontanea a quanti hanno assistito mercoledì 22 luglio alla proiezione de La signorina Else nell’ambito del ciclo Belloraro della rassegna Allegro con Brio 2015.

Gli spettatori guardano i fotogrammi del film scorrere sullo schermo alle spalle dei musicisti, ma per loro non sono lì. Asciutti, capelli lunghi sugli occhi, a testa bassa ripiegati sui loro strumenti, per loro le immagini stanno da un’altra parte, in una qualche dimensione più profonda, che scava le corde intime della sensibilità e dell’inconscio. Paiono immergersi in un flusso di musica, come in un viaggio che porta al cuore di ciò che viene raccontato dal lungometraggio di Paul Czinner, tratto a sua volta dal racconto di Arthur Schnitzler; perché è questo quello che sanno fare la grande musica e il grande cinema quando si incontrano: far vibrare le pieghe più nascoste del cuore, mostrando le infinite sfumature dell’essere umani.

La musica prende piano piano per mano le immagini con laMARLENE4 leggerezza di un ritrovarsi spontaneo e istintivo che gradualmente, in un crescendo, si rafforza e si stringe. Non fa da sfondo passivo, ma indaga, scopre, accompagna e colora le vicissitudini e i turbamenti interiori di Else, ragazza benestante e senza troppi pensieri, che proprio mentre è intenta a godersi una vacanza a St. Moritiz, riceve dalla madre una lettera che cambierà irrimediabilmente ogni cosa per lei.

11768649_10155826609880652_1938131492_o Il padre avvocato è sull’orlo della bancarotta e la madre le chiede di concedersi ad un uomo facoltoso che soggiorna nel suo stesso albergo per salvare le sorti della famiglia. Senso di colpa e del dovere nei confronti dei genitori, ribellione e un’istintiva e disperata voglia di salvare la propria innocenza si mischiano tumultuosamente nell’animo della giovane, schiacciata da un peso troppo grande per le sue fragili spalle, mentre si sforza di trovare una via di fuga allo scacco matto in cui l’ha voluta mettere la vita.

I Marlene Kuntz ci conducono attraverso i meandri più reconditi di questo dramma psicologico, facendone vibrare ogni sfumatura di suggestioni sonore. Il ritmo incessante che segue il treno al momento della partenza per la vacanza, allo stesso tempo carico di aspettative ignare e di gravi presagi, lo stridere di corde di chitarra che fa da contrappunto alla disperazione dell’uomo quando capisce di essersi rovinato con le proprie mani e della madre che si spinge a chiedere una cosa tanto rivoltante e contro natura alla figlia, certe note che sanno di ghiaccio e di neve e si sposano con l’ambiente montano in cui è ambientata la vicenda, l’atmosfera ansiogena e psichedelica che dà ancora più potenza espressiva agli ultimi tragici atti della ragazza.

Come ci racconta Luca Bergia, batterista della band: “Accostandoci a11352984_10155826609275652_1078139380_o La signorina Else, abbiamo deciso di non realizzare una colonna sonora strutturata e definita, ma di creare un flusso musicale nostro, che rispettasse la drammaturgia del testo letterario e del film, ma che fosse allo stesso tempo capace di evolvere in maniere sempre nuove, assecondando il flusso di pensiero di ispirazione freudiana che sta alla base della storia.

E’ stata una sfida artistica e un esperimento molto stimolante per noi, che ci ha consentito di aprirci al suono dell’imprevedibile, sperimentando alchimie d’improvvisazione quasi jazzistiche, possibili soltanto perché tra di noi c’è un’empatia talmente forte che ognuno è in grado di seguire al volo le intenzioni degli altri. Quando tutto funziona, sul palco si respira un’atmosfera magica, perché quello a cui si sta dando vita è forse ciò che più si avvicina ad un’opera d’arte. E’ un’esperienza che nasce, cresce e finisce in un momento unico e irripetibile. Si attacca con la prima nota e si parte per un viaggio che ti assorbe totalmente, senza farti più accorgere del tempo e dello spazio, fino alla fine, nel momento di riemergere alla realtà con i titoli di coda.”

In molti mercoledì sera hanno vissuto questa fascinazione, muovendo, a spettacolo concluso, i primi passi verso casa parlando piano, per non increspare con il rumore le emozioni.

Marco Blardone