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Piumetto incantevole alla scoperta dei colori

20150717_205057 Non brillavano solo gli occhi dei bambini ieri sera, venerdì 17 luglio, sotto al tendone del parco di Villa Maioni. Abbiamo assistito a uno spettacolo lieve e profondo come molte storie per piccoli sanno essere: “La fiaba di Piumetto viaggiatore nell’arte” del Teatrino dell’Es di Bologna. L’animazione è stata gestita da Vittorio Zanella e Rita Pasqualini, i due direttori artistici del Teatrino dell’Es (“Es” è il pronome personale tedesco, con il quale si indica la prima fonte psichica impersonale nelle manifestazioni istintive, quindi Teatrino dell’inconscio, dei sogni, della fantasia e dei desideri), che ha sede a Villanova di Castenaso (Bo) ed è stato fondato nel 1982 da Vittorio Zanella, affiancato dalla moglie Rita Pasqualini dall’84. Rita Pasqualini e Vittorio Zanella, attori e autori di testi teatrali, producono spettacoli di burattini, marionette, ombre, pupazzi, animazioni, laboratori, corsi d’aggiornamento e corsi di formazione professionale per le scuole di ogni ordine e grado. Possiedono una ricchissima collezione museale di burattini, marionette, pupi, ombre, teatrini giocattolo, materiale scenografico e cartaceo d’antiquariato dal 1582 al 1950 di circa 7000 pezzi. “La fiaba di Piumetto viaggiatore nell’arte” è solo uno dei loro innumerevoli spettacoli; il testo è di Cristina Pellegrini, le scenografie di Angela Pampolini, regia e allestimento di Vittorio Zanella; il debutto è del maggio 2000 e ha vinto il “Premio Giuria dei Bambini” Festival Campi Bisenzio 2000.

I giovanissimi spettatori accompagnati dai genitori hanno iniziato a brulicare20150717_213721 (1) sotto al tendone mezz’ora prima dell’inizio dello spettacolo; in pochi minuti tutti eravamo contagiati dalla loro energia ed entusiasmo. Sul palco era già illuminata la scenografia, la facciata di un museo con una grande finestra, il rettangolo di stoffa bianca per le proiezioni; quando il telo ha iniziato a tremare mosso dall’interno l’aspettativa per lo spettacolo serpeggiava tra il pubblico. Ed ecco che il sipario bianco si è alzato ed è comparso il primo personaggio, il Prologo, un pupazzo a forma di P con grande bocca; suo il compito di introdurre i protagonisti, il merlotto Piumetto e la sua mamma. I tre personaggi sono pupazzi di gommapiuma e stoffa mossi grazie a bracci metallici che i due attori, vestiti di nero e con il volto coperto per confondersi con il fondale, tengono con le mani. Piumetto appare annoiato, poverino, la mamma lo costringe a visitare un museo dopo l’altro: proprio come faceva la mamma di Vittorio Zanella, quando lui aveva 6 anni. I quadri sono noiosi, e il merlotto non ci capisce niente di forme e colori! La mamma sdegnata prosegue la visita e lui resta solo; ma compare il topo guardiano del museo, che con poche mirate parole spiega a Piumetto la magia dei colori primari: il rosso simbolo dell’avventura, il giallo del gioco, il blu della paura… e non solo, se Piumetto vorrà potrà entrare nei quadri e capirli da una nuova prospettiva. È facile, basta fissare profondamente un colore, concentrarsi e…ma attenzione a ricordare la formula magica che permette di uscire dal quadro, ZANG TUMB TUMB! Piumetto è incredulo, ma, dopo aver scelto il rosso dell’avventura, si trova davvero risucchiato dal colore: efficacissima nella scenografia una specie di tenda fatta di striscioline elastiche che riproducono una “Composizione di colori” di Mondrian; attraverso i riquadri di colore il pupazzo viene fatto passare dal palco alle quinte e viceversa.

Iniziano le proiezioni: al buio si illumina solo il telo bianco sul quale vengono proiettate delle diapositive; prima il quadro famoso, poi un falso d’autore con solo lo sfondo sul quale si muovono le ombre delle silhouettes dei personaggi (policarbonato con colori da vetro traslucidi e arti mobili). Quindi per esempio prima appare “La Principessa e il Drago” di Paolo Uccello, poi solo lo sfondo della grotta con la silhouette di Piumetto a cavallo, il drago verde e la principessa; a rendere la scena realistica le voci multisonanti dei due attori. Segue “Il Carnevale di Arlecchino” di Mirò. Quando Piumetto sceglie il colore blu ecco quadri inquietanti: “l’Incubo” di Fussli, e Piumetto tormentato mentre dorme; “Saturno che divora i suoi figli” di Goya, e Piumetto rischia le piume tra le fauci del mostro (qui Zanella si nasconde in un corpo di gommapiuma e sotto a una maschera dalla grande bocca spalancata); “Guernica” di Pablo Picasso, e Piumetto scopre l’orrore della guerra nelle parole del volto oblungo sulla destra del quadro che si muove grazie ad una silhouette e parla con le voci sovrapposte dei due attori: un effetto molto sinistro. Per fortuna poi c’è il giallo del gioco! “La Danza” di Matisse prende vita in un allegro girotondo, “La Fontana” di Duchamp che appare proprio quando a Piumetto scappa la pipì (ma resiste perché lui, istruito dal topo guardiano, non rovina le opere d’arte!), “Mobile” di Alexander Calder che risuona come una campana a vento. Piumetto si è finalmente innamorato dell’arte, e questo è l’invito rivolto ai piccoli spettatori: giocare a fare gli artisti, disegnando un quadro a scelta e modificandolo inserendo la propria immagine; poi l’opera va incorniciata, accompagnata da una breve storia e spedita via mail al Teatrino dell’Es. Zanella promette pure risposte alle mail, poco per volta.

Alla fine dello spettacolo i due attori hanno un’idea davvero azzeccata: scendono dal palco con i pupazzi di Piumetto e della mamma; bellissimo vedere l’emozione dei piccoli che toccano e accarezzano i pupazzi come a ringraziarli del divertimento provato. Vittorio Zanella poi risale sul palco e mostra il dietro le quinte raccontando nei dettagli il funzionamento del proiettore, delle diapositive, delle silhouettes: c’è da dire che tutta la scenografia e ciò che la anima è lavoro artigianale di Zanella e della moglie, ogni dettaglio è studiato con precisione e inventiva (si pensi ai tappi della Tuborg per rendere fluido lo srotolamento del telo bianco). Ad un certo punto viene richiesta la presenza sul palco di uno spettatore coraggioso: un biondino alza la mano e si ritrova, come Piumetto, a scegliere un colore e a passarvi attraverso. Il bimbo è davvero coraggioso, perché sceglie il blu (la paura) e si ritrova dietro al telo bianco, subito sollevato a mostrare il piccolo viso sorridente. Neppure troppo stupito, però. Perché si sa, i bambini si accostano al meraviglioso con naturalezza. Eravamo noi adulti in platea ad arrotondare gli occhi e a fare ooh!

Eloisa Zanoni